Omnia vincit amor et nos cedamus amori

“L’amore vince tutto, anche noi cediamo all’amore”

L’espressione, tratta dal X libro delle Bucoliche del poeta latino Virgilio (X 69) è divenuta proverbiale già in epoca antica ed esalta la forza ineluttabile dell’amore. La frase amor vincit omnia è invece ricalcata sulla costruzione sintattica della frase in italiano. Nel X libro delle Bucoliche Gaio Cornelio Gallo decide, in seguito a una delusione amorosa, di abbandonare la poesia elegiaca per quella pastorale, ma è infine costretto a riconoscere la forza e la supremazia dell’amore, a cui non si può resistere.

La stessa frase segna, in modo provocatorio, la conclusione della descrizione della Madre Priora nel Prologo Generale dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer. Incisa sul ciondolo d’oro della Madre Priora, la frase denuncia tutta la vanità della donna. Sebbene sia responsabile di un convento, la frase incisa non si riferisce all’amore per Dio, ma all’amore cortese tra una dama e un eroe descritto in uno di quei romanzi amorosi di moda, a quel tempo, tra le donne. Chaucer denuncia quindi il contrasto tra apparenza e realtà, tra la presunta religiosità della donna e la sua irriducibile mondanità.

La frase Amor vincit omnia è poi divenuta il titolo di un dipinto di Caravaggio (1601-1602), in cui l’artista rappresenta la vittoria dell’amore sulle arti. Cupido è ritratto, secondo la tradizione iconografica, come un fanciullo alato, e ai suoi piedi sono raffigurate le varie attività dell’uomo: il violino e il liuto rappresentano la musica, l’armatura simboleggia l’arte bellica, una coroncina il potere, la squadra e il compasso il disegno, la penna e i fogli scritti la letteratura. La figura di Cupido sovrasta questi oggetti, sembra quasi calpestarli, dimostrando la propria superiorità.

In copertina: Amor vincit omnia di Caravaggio (1601-1602), Gemäldegalerie, Berlino.