La letteratura antica non smette mai di stupire, e tra le curiosità nascoste ci sono sicuramente i consigli di Ovidio sull’arte di amare e sulla cosmetica. La civiltà romana era raffinata e colta, attenta all’eleganza e alla forma ricercata. La seduzione e la bellezza erano un’arte da apprendere in tutti i suoi segreti. Eccone qui svelati alcuni (Ars Amatoria III, vv. 294-304, trad. E. Pianezzola):

Ah,  stavo proprio per dirvi che nelle ascelle l’aspro odore del capro

non alligni e non siano le gambe irte di duri peli! […] E devo anche avvertirvi che l’incuria non vi annerisca i denti

e che il viso sia lavato ogni mattina con l’acqua appena attinta?         

Questi sono solo alcuni dei consigli d’amore che il poeta latino Ovidio rivolge alle ragazze nel terzo libro della sua opera didascalica l’Ars Amatoria (‘L’arte di amare’). Composta fra il I secolo a. C. e il I secolo d. C., l’opera tratta contenuti leggeri e frivoli in modo serio e precettistico, rendendoli oggetti di insegnamento. In essa Ovidio dichiara di voler ammaestrare in materia d’amore e, nelle vesti di precettore, tratta la materia come una vera disciplina, con proprie regole e con una propria tecnica.

I consigli spaziano dall’abbigliamento alla postura, dalla pettinatura ai consigli di natura estetica. Riguardo all’acconciatura dei capelli, per essere sempre belle e seducenti, Ovidio consiglia diversi generi di acconciatura in base ai diversi tipi di volto (III, vv. 204-212, trad. E. Pianezzola):

Un ovale allungato richiede una scriminatura senza orpelli, […]

un viso rotondo richiede che sia lasciato al sommo della fronte

un minuscolo nodo di capelli, in modo che si vedano le orecchie

Secondo Ovidio, la galanteria e la raffinatezza, la cura della persona e l’eleganza dell’abbigliamento, la grazia del parlare e la conoscenza delle arti (musica e poesia) sono caratteristiche imprescindibili che ogni donna deve possedere.

Ma Larte di amare non offre solo consigli di natura pratica ed estetica. Ovidio impartisce anche molti suggerimenti di materia sessuale, sicuramente estranei e ben lontani dall’educazione delle vergini in attesa del matrimonio. Non per niente Ovidio fu mandato in esilio a Tomi, sul Mar Nero, dove morì. Tra le cause dell’allontanamento Ovidio cita «un carme e un errore» (Tristia, II, vv. 207 sg.). Il carme era con ogni probabilità L’arte di amare. Come scrive E. Cantarella, infatti, «proprio negli stessi anni in cui Augusto cercava in ogni modo di far rivivere i buoni, antichi costumi, Ovidio esortava le donne a vivere liberamente» (Dammi mille baci, Milano 2010, p. 98).

È probabile che a tale opera si legassero in qualche modo i Medicamina faciei, un’opera sull’uso dei cosmetici che insegna alle donne come essere splendide e come ingraziarsi gli uomini.

Ovidio fornisce delle vere e proprie ricette di bellezza, che ci informano sull’uso dei cosmetici nel mondo antico. Una crema di papaveri sciolti in acqua fredda è consigliata per una pelle delicata; per una pelle del viso splendente bisogna sgusciare dell’orzo, possibilmente proveniente dalla Libia, e lavarlo. Per avere una pelle del viso liscia e odorosa Ovidio scrive invece (vv. 91-98, trad. A. Della Casa):

È stato utile anche aggiungere finocchi alla mirra profumata […] un pugno di petali di rose essiccate, e incenso maschio mescolato con sale di Ammone. Vèrsavi sopra la mucillagine che fa l’orzo: l’incenso con il sale eguagli il peso delle rose. Spalma la crema sul volto delicato per poco tempo e su tutto il viso scomparirà ogni arrossamento.

Ma tra un precetto e l’altro Ovidio ricorda sempre alle fanciulle (vv. 43-44):

Per prima cosa, o donne, curate il vostro carattere:
se l’indole è gradevole piace anche l’aspetto.

 

Immagine di copertina: dettaglio della statua di Ovidio a Costanza, Romania.