9 novembre 1989 – 9 novembre 2014. Sono passati 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino. Simbolo della Guerra Fredda, manifestazione plastica della cosiddetta Cortina di Ferro, il Muro di Berlino ha rappresentato simbolicamente un’epoca intera.

La sua costruzione era iniziata nell’agosto del 1961. La crisi tra blocco occidentale e blocco comunista era all’apice: il 25 ottobre di quell’anno carri armati americani e sovietici si fronteggiavano a uno dei passaggi del Muro, il famoso Checkpoint Charlie. Soldati della Repubblica Democratica Tedesca avevano tentato di controllare rappresentanti degli alleati occidentali che stavano entrando nel settore sovietico. Negli occhi degli americani questo comportamento infrangeva il diritto vigente alla libertà di movimento illimitata in tutta la città. Per 16 ore, a Berlino, si fronteggiarono direttamente, a solo pochi metri di distanza, entrambe le potenze nucleari.

Per i contemporanei un momento di altissimo pericolo. Il giorno dopo tutte e due le parti si ritirarono, grazie a uno sforzo diplomatico del presidente degli Stati Uniti John Kennedy e del segretario del PCUS dell’Unione Sovietica Nikita Krusciov. Lo stesso Kennedy, nel giugno del 1963, in visita a Berlino Ovest, aveva pronunciato il celebre discorso dell’«Io sono un berlinese».

«Duemila anni fa – queste le parole del presidente degli Stati Uniti – l’orgoglio più grande era poter dire civis Romanus sum (sono un cittadino romano, ndr). Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire ‘Ich bin ein Berliner‘. Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole ‘Ich bin ein Berliner».

Negli anni gli impianti di sbarramento furono ampliati sempre di più, il sistema di controllo fu perfezionato. Il muro all’interno della città, che divideva Berlino Est da Berlino Ovest, aveva una lunghezza di 43,1 chilometri. La parte degli impianti di sbarramento che separava ermeticamente il resto della RDT al confine con Berlino Ovest, aveva una lunghezza di 111,9 chilometri. Oltre 100.000 cittadini della RDT cercarono di fuggire attraverso il confine tra le due Germanie oppure oltre il Muro di Berlino. Più di 600 persone furono uccise dal fuoco dai soldati delle truppe di frontiera della RDT oppure morirono nel corso del tentativo di fuga; solo al Muro di Berlino tra il 1961 und 1989 ci sono stati almeno 136 morti.

Musica, cinema e letteratura si sono appassionati al tema della guerra fredda e del destino di Berlino. Sono decine i saggi e i libri di storici e di giornalisti sull’argomento. Cito la testimonianza di una giornalista italiana, Lilli Gruber, inviata del Tg2 a Berlino proprio nei giorni della caduta del Muro. Racconta quei momenti in “Quei giorni a Berlino”, scritto con Paolo Borella nel 1990. A venti anni di distanza arriva “Non si può dividere il cielo. Storie dal muro di Berlino” di Gianluca Falanga. Già nel titolo si cita il romanzo più famoso sul Muro: “Il cielo divisodi Christa Wolf. Scritto nel 1963, narra dell’amore tra Rita Seidel e Manfred Herrfurth. Il muro non è il vero motivo della separazione tra i due protagonisti, bensì una diversa, divergente ed insanabile visione del mondo, secondo idee socialiste o capitaliste.