Il romanzo “Dal Vangelo secondo la ‘Ndrangheta. Un antico delitto” scritto da Vincenzo De Angelis e pubblicato da Herkules Books mi ha riportato in quella Calabria che già altre volte ho avuto modo di esplorare da lettore. In questo caso è la Calabria del primo dopoguerra, del dicembre 1919. Come si evince dal titolo è un delitto il tema su cui l’autore imbastisce la trama: una storia di ‘ndrangheta, di uomini d’onore.

Non ho fatto ricerche su internet per comprendere se quanto scritto riporta, magari romanzando, un fatto di cronaca nera davvero accaduto nel territorio di Staiti, limitrofo a Bruzzano. Ho però voluto cercare se effettivamente esistono questi due paesi, e scopro così che secondo i dati ISTAT al 30 settembre 2012, Staiti è il comune meno popolato della Calabria. Un fatto singolare. Verrebbe da pensare che De Angelis abbia volutamente scelto questo palcoscenico per muovere i suoi personaggi, essendo da sempre appassionato di storia regionale, membro della Deputazione Storia Patria per la Calabria (note di copertina). Tuttavia l’autore è nato e risiede nella limitrofa Brancaleone, cittadina confinante, quindi ambienta il romanzo nei luoghi che conosce e vive normalmente. E poco importa quindi se il numero degli abitanti di Staiti sia tale da aver raggiunto un curioso primato.

Un delitto compiuto all’interno della mafia calabrese, un regolamento di conti. Il giovane Guglielmo Iozzo viene ritrovato morto ammazzato dalla sua promessa sposa, Michelina. Si scopre presto che al corpo sono state inferte ben 44 coltellate. Ma chi è stato a compiere l’assassinio e per quale ragione? A indagare il maresciallo Francesco Lo Presti, siciliano di Olivieri, un paesino della provincia di Messina, trentasette anni. Un tipo meticoloso, puntiglioso e anche furbo. Tuttavia le indagini non saranno facili e la vicenda giungerà fino al 1945, quando il fascismo e la seconda guerra mondiale sono esperienze concluse. Un intervallo temporale pari a un quarto di secolo per capirne di più, almeno da lettori, su ciò che ha portato a questo delitto.

Una storia che se non veramente accaduta è comunque verosimile, che inscena senza dilungarsi in inutili descrizioni e fronzoli le relazioni tra persone in un territorio in cui esistevano regole non scritte e regolamenti di conti, alle volte delittuosi. La lettura è veloce e la penna di De Angelis sicura. Compaiono tuttavia diversi personaggi e di conseguenza è meglio affrontare il romanzo in sessioni ravvicinate per evitare di perdersi per strada, smarrendo con essa anche il pathos narrativo.

Un accostamento naturale è secondo me quello a “Una storia semplice” del grande Leonardo Sciascia, e non tanto per una somiglianza nella trama, che di fatto non c’è, quanto per la capacità di avvolgere il lettore nell’intricata indagine disorientandolo come accade agli uomini di legge protagonisti delle due opere. Un romanzo breve quello di Sciascia, e anche questo di De Angelis si compie nella sua valenza narrativa in un numero contenuto di pagine.

Questo romanzo l’ho letto ascoltando le note di “Voltarelli canta Profazio”, album che si è aggiudicato la Targa Tenco interpreti di canzoni non proprie, in cui l’artista cosentino Peppe Voltarelli rende omaggio, sin dal titolo, al folksinger calabrese Otello Profazio, a sua volta Premio Tenco 2016. Una colonna sonora ideale.

 

Voluta_v1Acquista-Online_v1Autore: Vincenzo De Angelis
Titolo: Dal Vangelo secondo la ‘Ndrangheta. Un antico delitto
Editore: Herkules Books
Anno: 2015