Dopo l’esordio folgorante con Shotgun Lovesongs, lo scrittore americano Nickolas Butler era chiamato a non deludere le aspettative. Il suo secondo romanzo, “Il cuore degli uomini“, edito ancora dalla casa editrice veneziana Marsilio, ci riesce, spiazzando per profondità e liricità.

È forse ancora presto per scomodare i mostri sacri della grande narrativa americana contemporanea: Philip Roth, Cormac McCarthy, Don DeLillo, Jonathan Franzen. Ma certamente lo scrittore, nato in Pennsylvania e cresciuto nel Wisconsin, si candida a incarnare la magistrale tradizione letteraria a stelle e strisce.

L’ambientazione nel mondo dei boy-scout è un pretesto, utile per sviscerare l’anima di tre generazioni di uomini americani, tra il 1962, il 1996 e il 2019.
Dal campo con le tende a quella delle capanne, fino allo stridore di un gruppo di ragazzi immersi nella natura ma che non si accorgono di ciò che li circonda, ipnotizzati dalle luci di tablet e smartphone.

Il libro si apre con la storia di Nelson, il petto pieno di medaglie appuntate a soli tredici anni, trombettiere nel campo scout di Chippewa, concentrato a capire la differenza tra il bene il male, convinto che al campo si possano imparare i valori che ti accompagneranno per tutta la vita. Non è la condizione ideale per farsi degli amici, e infatti il ragazzo viene isolato e vessato. Solo Jonathan, uno dei ragazzi più popolari del quartiere e della scuola, sembra avere a cuore le sorti dell’amico più debole.

Le loro storie – e quelle degli eredi – si incroceranno per tutta la vita. Nelson, fermo nel suo idealismo, sarà soldato in Vietnam, mentre Jonathan diventerà un uomo ricco, spregiudicato e senza valori. Il figlio di Jonathan, Trevor, paradossalmente, crescerà con una natura più affine a quella di Nelson. Ma qui non è il caso di addentrarsi troppo negli intrecci costruiti da Butler.

Piuttosto vale la pena rispondere all’affermazione che dà il titolo al libro. Il cuore degli uomini è vile, è cattivo, è mutevole. In modo diverso ma complementare, Nelson, Jonathan, Trevor sono la plastica dimostrazione che è praticamente impossibile decidere che genere di uomini si diventerà. Le regole, i valori e gli ideali fanno presa nei cuori con modalità differenti. La vita, la guerra, i rapporti umani rendono tutti deboli. Non ci sono eroi, non ci sono buoni e cattivi. Gli uomini tradiscono, rinnegano ideali ed amicizie, avviliscono il senso della famiglia, abbandonano perfino le madri. Gli uomini combattono, uccidono i nemici e la propria coscienza. Gli uomini sono schifosi, come il dottor Platz nel campo del 2019. È la fine del sogno americano, dei grandi ideali, una fotografia impietosa degli Stati Uniti di oggi.

La prosa di Butler è secca, serrata. Ci sono vibranti descrizioni della natura attorno al campo di Chippewa:

Sta trasportando un cestino di betulla intrecciata fuori dalla tenda, verso la buca del fuoco formata da rocce nere piene di cicatrici. Supera alcune tende che sembrano ondeggiare per gli sbadigli e i sogni che tintinnano nella notte. Sopra la sua testa, la Via Lattea si rovescia sulla tettoia della foresta in piccole sacche, viola e scintillanti come ametiste o azzurro pallido come il cuore di un ghiacciaio. Nelson si piega accanto alla buca del fuoco posando le mani sopra i carboni della notte precedente.

Ma anche i claustrofobici incubi del Vietnam:

Non c’è abbastanza spazio per entrare nel tunnel prima con i piedi, quindi deve sguisciare nel buio come un serpente. Striscia a oltranza, sente le radici pelose che gli spazzolano la faccia e le orecchie, piccoli insetti viscidi e asciutti che affondano lungo il suo avambraccio e le mani. Striscia per minuti, ore e giorni; l’aria che respira è un fumo nocivo (…). Senza esitare, punta la pistola davanti a sé e preme il grilletto, sente la faccia e le cervella dell’uomo che gli schizzano sul volto mentre il suono assordante della pistola echeggia nei padiglioni auricolari ormai spaccati. Sta piangendo e il pianeta vuole schiacciarlo.

E soprattutto Butler – sorretto dalla bella traduzione della scrittrice Claudia Durastanti – scava nel grande vuoto del cuore degli uomini:

Il mondo non è fatto da persone buone o cattive. Il mondo è composto da persone che hanno fame e da quelli che non hanno fame. È una cosa che ha a che fare con l’energia, l’entropia. Se sei affamato di cibo, sarai anche affamato di dio. O di politica, o di qualche forma d’amore. Le persone che hanno fame hanno dei buchi dentro di loro che non possono essere riempiti. Non fraintendermi. Ho visto persone senza cibo in pace con il mondo. Sono stato in villaggi dove persone che stavano per morire di inedia mi hanno offerto la cena. Il cibo non ha niente a che fare con tutto questo; questi buchi riguardano una fame più profonda.

 

Voluta_v1Acquista-Online_v1Autore: Nickolas Butler
Titolo: Il cuore degli uomini
Traduzione: Claudia Durastanti
Titolo originale: The Hearts of Men
Editore: Marsilio Editori
Anno: 2017