La strada verso la redenzione passa ineluttabile attraverso una landa desolata che odora di sofferenza e le lezioni che questa sa impartire. Spesso anche di maledizione e di sacrificio “imparato a proprie spese”. Il senso non cambia se la predetta via assume le sembianze delle distese, vaste e azzurre come l’infinito, del mare. Laddove è ancora più arduo discernere il bene dal male:

“In mare ogni cosa era relativa e approssimata, incerta e aleatoria: non si era mai sicuri che il punto nave fosse esatto, che la rotta indicata dalla bussola non fosse deviata, che una vela fosse orientata e tesa nel più efficace dei modi, che una scotta fosse cazzata o lascata nel modo perfetto… Questo era sempre stato il senso del mare: l’assoluta mancanza di certezza che trovava il suo simbolo nella linea dell’equatore, una linea tracciata con precisione sulle carte, necessaria a dividere il mondo in due emisferi, ma un confine invisibile nel cielo e nel mare mentre la nave lo attraversava.”.

Si parte da qui per comprendere La nave delle anime perdute, l’ultima fatica letteraria dell’autore ligure Alberto Cavanna, candidata al Premio Bancarella 2016, in cui si respira, con un’intensità, mi vien da dire, quasi salmastra, tutto l’amore dello scrittore per il mare nonché la sua profonda conoscenza (che, scorrendone la biografia, definirei dal carattere assolutamente “professionale”) della vita quando “si sta a bordo”.

A testimonianza che l’opportunità di percorrere la via per la redenzione può essere offerta a tutti, il protagonista dell’opera è un vile, un reietto. Giovanbattista Parodi, rampollo dell’omonima famiglia di armatori genovesi, imbarcato come ufficiale medico sulla corazzata Palestro, orgoglio della Regia Marina Italiana, è disertore ancor prima della disastrosa sconfitta di Lissa (si è macchiato in realtà di un’ulteriore colpa che verrà svelata nel corso della narrazione…) e per questo è allontanato dal padre.

Di indole remissiva, comodamente adagiatosi fino ad ora sulla rotta della vita prescelta per lui dal genitore, Giovanbattista affronta tale esperienza con un profondo senso di vergogna ma anche con un sentimento di ribellione. Dopo un incerto vagare, egli trova fortunosamente accoglienza come medico di bordo sulla nave Neptuno, vero e proprio trionfo della scienza e dell’ingegno umano applicati alla capacità industriale di produrre imbarcazioni sempre più veloci e tecnicamente avanzate. Compito della nave è trasportare merci acquistate in Africa da rivendere nelle Americhe.

Comandante supremo della nave è lo spagnolo Pedro Blanco che, per alcuni tratti della personalità, ricorda il lugubre capitano Ahab di melvilliana memoria: quanto quest’ultimo è mosso unicamente dal desiderio di vendetta per l’orribile mutilazione infertagli da Moby Dick, tanto l’antagonista dell’opera presente è spinto soltanto dalla brama di guadagnare il più possibile dal suo commercio: el poder del dinero, per mezzo del quale “divide et impera” sul suo equipaggio, lasciandolo nella rassegnazione e in balìa di una vaga sensazione di immutabilità.

Ma il Neptuno nasconde un segreto, terribile: trasporta bozales, schiavi catturati sulle coste centro-meridionali dell’Africa da piazzare ad acquirenti americani, brasiliani, cubani. Nonostante la schiavitù sia stata abolita da diversi anni. Quasi ad attestare una buona dose di ipocrisia che caratterizza le società cosiddette “civili” in svariati ambiti: la tal cosa è vietata ma, dati malcelati sottostanti interessi economici, si lascia ufficiosamente schiuso un pertugio attraverso cui il “traffico” può proseguire quasi indisturbato: con buona pace di ogni proibizionismo e mentre molti girano la testa dall’altra parte!

Ma è in queste circostanze che il protagonista può trovare occasione di riscatto dalla sua debolezza e dalla sua vigliaccheria: sua unica ragione di vita diventa prestare cure e assistenza a questo popolo di dannati, sfidando la violenza e la brutalità sfoderate dagli altri membri della ciurma.

Non solo: l’aver incrociato gli occhi fieri della schiava Nyatà permette a Parodi di riflettere sul valore della libertà, che non è, come aveva ritenuto finora, una meta da raggiungere, bensì una condizione dell’anima, un’anima che rifiuta dentro di sé la schiavitù. Perché

“il corpo poteva essere piegato, la mente vinta…l’anima no.”.

Conscio che se si concluderà un periodo storico caratterizzato da una determinata forma di schiavitù, essa non potrà che apparire successivamente sotto forma di altre, e forse più crudeli, vestigia, poiché costante permane il potere di pochi privilegiati sulle masse, l’essere umano non può reagire alla schiavitù degli uni nei confronti degli altri semplicemente con indifferenza.
“E’ proprio l’indifferenza verso la sofferenza altrui il primo passo verso la schiavitù dell’anima.”.

Anche Parodi sul Neptuno ha commesso questo errore salvo poi correggersi lasciando spazio alla speranza, al rispetto per la vita. E quindi al coraggio nell’azione.

È tenendo conto di questa metamorfosi che si giunge al turbolento finale, in cui hanno il loro compimento non solo l’esistenza del protagonista ma anche la vicenda di altri personaggi quali: Vergilio, braccio destro di Blanco, il cui nome non poteva che fornirgli un ruolo di accompagnatore (di dantesche reminiscenze) nel mondo dello schiavismo e in alcune sue forme di “apparente libertà”; il marinaio Catello il quale, pregno di prudente saggezza partenopea, sa di essere un “vaso di coccio fra vasi di piombo”, si comporta di conseguenza e sarà pertanto un “eroe per caso”.

Leggendo il libro, infine, la mente non può non andare all’attualità: oggi come ieri, infatti, moltitudini di disperati solcano il mare a bordo di imbarcazioni di fortuna con l’obiettivo di fuggire da guerre, oppressioni, miserie.

Pur senza suggerire panacee miracolose per risolvere il problema, spettando alla politica internazionale affrontare il fenomeno nel precipuo rispetto per la dignità dell’uomo, l’autore se non altro ci suggerisce di non chiuderci nell’indifferenza. Ed è questa una possibile chiave di lettura per capire il testo.

 

Voluta_v1Acquista-Online_v1Autore: Alberto Cavanna
Titolo: La nave delle anime perdute
Editore: Cairo Publishing
Anno: 2016