Nei giorni scorsi si è detto tutto e il contrario di tutto su Umberto Eco, scomparso lo scorso 19 febbraio. Certamente il mondo culturale italiano (e non solo) perde un uomo molto colto, curioso, acuto osservatore dell’attualità. Se i suoi romanzi trovano spesso ambientazione nella storia (la ricerca del sacro Graal ne “Il pendolo di Foucault”, il Medioevo ne “Il nome della rosa” o “Baudolino”, le vicissitudini degli ebrei ne “Il cimitero di Praga”…) i suoi scritti giornalistici sono per forza di cose legate alla contemporaneità. Ed è proprio una raccolta di suoi articoli, pubblicati nella rubrica “La Bustina di Minerva” (nata sul settimanale l’Espresso nel 1985) a comporre l’opera postuma di Eco: “Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida”, uscito per i tipi de La nave di Teseo, la casa editrice nata su impulso di Elisabetta Sgarbi, Umberto Eco ed altri scrittori ed intellettuali, fuoriusciti da Bompiani dopo la fusione tra Rcs Rizzoli e Mondadori.

Pape Satàn Aleppe raccoglie una (vasta) scelta tra le oltre 400 “bustine” pubblicate tra il 2000 e il 2015. Sono gli anni – secondo l’autore, che si rifà alla pregnante definizione del filosofo Zygmunt Bauman – della società liquida: l’epoca della crisi dello Stato, delle ideologie, dei partiti, e “in generale di ogni appello a una comunità di valori che permetteva al singolo di sentirsi parte di qualcosa che ne interpretava i bisogni”. L’epoca dell’individualismo sfrenato, di un soggettivismo spinto alle estreme conseguenze. “Le uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono l’apparire a tutti i costi, l’apparire come valore (…) e il consumismo”.

Le bustine (chiamate così perché le bustine di fiammiferi Minerva avevano all’interno due spazi bianchi sui quali si potevano prendere appunti) sono raccolte per tematiche: i vecchi e i giovani, i mass media, religione e filosofia, odio e morte, religione e filosofia. Con l’ironia e la profondità di analisi che lo hanno sempre contraddistinto, Eco osserva e commenta l’attualità, offrendo uno spaccato puntuale della realtà: ne emerge una società smarrita, che farebbe di tutto per ottenere una comparsata in tv, per “apparire” (anche a costo delle più turpi figure), che ha un rapporto complicato con la tecnologia, con il diluvio di informazioni che proviene da internet (vere, verosimili o palesemente false che siano). Sono gli anni dei bamboccioni e di Wikileaks, di Berlusconi e di Ratzinger. Rileggere a distanza di qualche anno questi pensieri aiuta a riflettere, a ricordare. Perché è proprio questo il dramma della nostra epoca: essere assillati dal presente (liquido) e aver perso la memoria di quello che è successo anche poco tempo fa, privandoci di punti di riferimento.

 

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Autore: Umberto Eco
Titolo: Pape Satàn Aleppe
Editore: La nave di Teseo
Anno: 2016
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