«Per Cristo e Venezia!» era il grido di battaglia dei soldati che combatterono nel 1716 agli ordini del feldmaresciallo Johann Matthias von der Schulenburg per respingere l’invasione turca che minacciava l’isola veneziana di Corfù. Per Cristo e Venezia è oggi, a trecento anni esatti da quegli avvenimenti, un romanzo storico edito dalla casa editrice Il Prato e scritto da Sibyl von der Schulenburg, pronipote del celebre condottiero.

Per il 300° anniversario della battaglia di Corfù, l’autrice ha voluto riproporre una storia tutta familiare. Il romanzo prende le mosse dall’imminente minaccia turca, il serraschiere, capo delle forze armate turche, ha promesso di piantare le tende a piazza San Marco, dopo che il sultano Ahmed III ha dichiarato guerra alla Serenissima Repubblica di Venezia.

In un dialogo del capitolo iniziale del romanzo il feldmaresciallo von der Schulenburg spiega perché i turchi puntino inizialmente a Corfù:

«L’isola di Corfù non è solo la chiave per l’Italia e per Venezia, ma anche per la Germania. Corfù è il varco per l’invasione dei pagani nel mondo cristiano. Questo il principe Eugenio lo sa perfettamente. Corfù dev’essere tenuta».

Johann Matthias von der Schulenburg difenderà così l’isola veneziana di Corfù, estremo avamposto d’Europa, con soli tremila uomini contro quarantamila nemici, per dare a Eugenio di Savoia il tempo di portare le sue truppe a Est, verso la famosa vittoria di Petervaradino, contro le armate ottomane al comando del Gran Visir Damad Alì. L’impresa vittoriosa del tedesco a Corfù, a dispetto di ogni previsione, entra nella storia e nei manuali militari.

In ricordo di questa vittoria, a Verona fu eretta una statua del comandante e nell’Arsenale di Venezia, vicino alla porta dei Leoni, venne posto un busto e una lapide in suo onore. Per celebrare l’impresa, che ebbe molto risalto all’epoca, fu inoltre commissionato a Vivaldi l’oratorio Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie.

Il romanzo di Sibyl racconta la preparazione diplomatica e strategica che precedette gli eventi militari. Ma crea anche un grande affresco dell’epoca, in cui la storia con la S maiuscola, quella che entrerà nei libri, si mischia a quotidiani eventi minori, facendo interagire al tempo stesso, accanto ai personaggi storici, anche personaggi di fantasia.

Il feldmaresciallo è conteso da due donne: Elena Pisani, figlia del grand’ammiraglio Andrea Pisani e nipote del centoquattordicesimo Doge di Venezia, Alvise Pisani, detto “povero principe”, e Angiolina Mocenigo della Torre, chiamata Aimée, nipote dell’eroe veneziano Francesco Morosini, detto “Il Peloponnesiaco”. Le vicende amorose si intrecciano a quelle militari.

Johann Matthias von der Schulenburg è stato un uomo eminente ai suoi tempi, oltre che un militare fu anche un mecenate, un collezionista d’arte e ha conosciuto tutti i grandi uomini della sua epoca. Come si racconta anche nel romanzo, fu tra gli altri grande amico del filosofo e matematico tedesco Leibnitz e supportò economicamente il Guardi, che lo immortalò nel 1740 in un celebre ritratto, conservato a Ca’ Rezzonico a Venezia.   

Sibyl von der Schulenburg davanti al ritratto del feldmaresciallo Matthias von der Schulenburg ritratto dal Guardi

Ma il lettore non è trasportato solo da questa rievocazione storica degli eventi indietro di trecento anni. Anche l’attualità ci ripresenta drammaticamente quella che era nel 1716 la minaccia islamica. Dopo i fatti del Bataclan, Maroni ha inneggiato a una nuova Lepanto. Dopo i fatti del Capodanno di Colonia, la Slovacchia ha deciso di non accettare più profughi di fede mussulmana. Altri paesi europei, in deroga ai trattati di Schengen, hanno posto limitazioni all’ingresso di extracomunitari provenienti dai paesi arabi.

Lo scontro di civiltà è ancora attuale. Il sogno della grande Europa unita sembra vacillare sotto i colpi degli attacchi terroristici, che minano la sicurezza delle capitali occidentali. I tempi in cui Schulenburg combatteva contro i soldati della mezzaluna non sono poi così lontani e Sibyl, con questo libro così attuale che scuote le coscienze, sembra dirci proprio questo. Cosa siamo disposti a fare per proteggere la nostra cultura occidentale? Fin dove ci spingeremo a cambiare i nostri principi e il nostro modo di vivere in piena libertà, per combattere l’estremismo che proviene da alcuni fanatici seguaci dell’Islam?

PS: Con “Per Cristo e Venezia”, Sibyl von der Schulenburg ha vinto il Premio Internazionale Mario Luzi 2014/2015.

 

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Per Cristo e Venezia
Il Prato, 2015