«Un piccolo manuale di resistenza umana. O il prologo alla creazione di una nuova specie: più leggera, mobile, che sfugge a ogni schema e quindi sopravvivrà alle mutazioni in corso».

È alla penultima pagina che Gabriele Romagnoli svela la filosofia del suo ultimo libro “Solo bagaglio a mano” (Feltrinelli, 2015). Il bagaglio del grande viaggiatore diventa metafora di un modello di esistenza che vede nel “perdere” una forma di ricchezza, che sollecita l’affrancamento dai bisogni, che non teme la privazione del “senza”.

Sgombriamo il campo dagli equivoci: il grande viaggio di Romagnoli è quello della vita. Il bagaglio è quello dei ricordi, delle esperienze. E se negli aeroporti o nelle stazioni ferroviarie è valido l’assioma «grande viaggiatore, piccolo bagaglio», così dovrebbe essere nella vita di tutti i giorni.

Viaggiare leggeri, essere leggeri, vivere leggeri diventa un invito a liberarsi del superfluo, del materiale ma anche dell’immateriale. Ci capita spesso di dover riconsiderare tutto quello che abbiamo conservato, messo da parte: in occasione di un trasloco, di un lutto, banalmente anche usando il computer e il telefono (in cui l’unico vero limite è quello dello spazio di archiviazione).

Ma ci serve veramente? O è un limite?

Mi viene in mente una scena di un vecchio film, “Mission” (di Roland Joffè, 1986), con Robert De Niro e Jeremy Irons. Ad un certo punto il protagonista sta affrontando una salita, ma non riesce ad avanzare perché porta con sé un pesantissimo fardello, con dentro ricordi e oggetti personali. Gli indigeni tagliano la corda con cui De Niro trascina il peso. Dopo un primo momento di disperazione e smarrimento, capisce che il percorso sarà più facile.

Il principio è lo stesso. Romagnoli supporta la sue ipotesi con decine e decine di aneddoti, quasi tutti personali, altri tratti dalla cronaca. Lo fa con leggerezza (giusto per essere coerente con l’intento del libro) ma non per questo senza profondità. L’obiettivo è ambizioso, è lui stesso ad ammetterlo: pensare ad una

«generazione capace di scegliere sempre la libertà, di consumare soltanto il necessario (incluso ciò che è necessario per il piacere), di non legarsi a nulla, di saper perdere cose e battaglie senza perdersi».

Non sono completamente d’accordo con quanto asserisce Romagnoli. Certamente liberarsi dal superfluo, dall’inutile, vivere con leggerezza può essere una scelta. Se è vero che in una vita di 80 anni, ne trascorriamo 23 a dormire, 6 a mangiare, 26 a giocare con i figli e che le ore di felicità da ricordare sono solo 46 (è il risultato di uno studio su 100 ottantenni), è altrettanto vero che aver trascorso 26 anni a giocare con i figli e aver vissuto 46 ore di felicità è un bagaglio irrinunciabile. Piccolo o grande che sia.

 

Voluta_v1Acquista-Online_v1Autore: Gabriele Romagnoli
Titolo: Solo bagaglio a mano
Editore: Feltrinelli
Anno: 2015