Incredulità. Timore. Terrore. Poi disperazione, lutto, rabbia.
Non è una sola, ma un vero groviglio di emozioni quello che I treni non esplodono espone quasi spacchettandolo dalle testimonianze dirette di chi ha vissuto in prima persona la tragica esperienza del giugno 2009 a Viareggio. Di fronte a un fatto del genere – che in città tutti chiamano semplicemente “la strage”, quasi a volerne sottolineare l’unicità atroce in una località turistica di circa 60 mila abitanti – le reazioni, i ricordi e i punti di vista sembrano essere tanti, ognuno racchiuso in un privato dalla sacralità inviolabile. Eppure, è proprio attraverso il racconto e la parola che questa esperienza diventa una, prende forma e assume contorni che, seppure frastagliati, ne delimitano l’identità.

Federico di Vita e Ilaria Giannini ne I treni non esplodono sembrano voler fare proprio questo: dare voce a tutti, ai parenti delle vittime e a chi è stato ferito, ai macchinisti del treno merci carico di GPL che in quella maledetta notte deragliò appena superata la stazione di Viareggio e ai tanti soccorritori intervenuti a dare una mano. Ne viene fuori una testimonianza composita che, specialmente a ridosso della prescrizione di reati come lesioni colpose gravi e gravissime incombente sul processo in primo grado ancora in alto mare, riporta l’attenzione su qualcosa di semplice e chiaro, incontrovertibile. Qualcosa che un processo che accerti responsabilità e colpevoli non può mettere da parte o derubricare: la scomparsa di 32 persone tra adulti, ragazzi e bambini, alcuni polverizzati, altri morti dopo settimane di sofferenze indicibili.

Ci sono ferite così gravi e profonde che non si rimarginano. Puoi provare a tirarne i lembi da una parte o dall’altra, ma rischi di strappare e slabbrare ancora di più. Non sparge sale questa raccolta di voci, né, credo, intende alimentare la rabbia che pure è presente. Tante persone sembrano aprirsi per la prima volta o quasi nelle conversazioni registrate che diventano parola scritta in queste pagine. Altre hanno probabilmente raccontato il loro dolore in tante altre occasioni, ma non importa, perché in ciascuna le sensazioni e le immagini si ripropongono con la stessa forza e non danno tregua. Forse non la daranno mai. Ma, proprio per questo, diventa ancora più importante ricordare, aprirsi, condividere con gli altri quello che è stata – e quello che sarà – la storia della strage di Viareggio.

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Il 29 giugno del 2009 poco prima di mezzanotte un treno merci che trasportava GPL deraglia appena oltrepassata la stazione di Viareggio. Una delle cisterne crollando su un lato si squarcia facendo fuoriuscire il gas nell’atmosfera. È stata probabilmente sufficiente una sola scintilla per trasformare la nuvola bianca di gas in una palla di fuoco che ha investito le case di via Ponchielli, affacciate sulla ferrovia senza che vi fossero protezioni.
In quelle case c’erano bambini, adulti e ragazzi che dormivano o si preparavano ad andare a letto e che sono stati sorpresi dal fuoco. In quelle strade c’era chi aveva portato a spasso il cane. Qualcuno che andava a lavoro. Una coppia che andava a prendersi un gelato in motorino. In undici muoiono sul colpo, ventuno nei giorni e nelle settimane successive a causa delle ustioni riportate.

Autore: Federico di Vita, Ilaria Giannini
Titolo: I treni non esplodono
Editore: Piano B Edizioni
Anno: 2016