La storia del papato è una luminosa storia di santificazioni, miracoli, sacrifici e martìri. Ma è anche una storia oscura, fatta di uomini tra gli uomini. Fatta di efferatezza, delitti, nefandezze e turpitudini. Del resto è una storia che si basa fondamentalmente sull’esercizio di un potere. Un potere spirituale, ma anche quel potere temporale che passa direttamente dagli imperatori ai papi. Con tutti i suoi pro e le sue controindicazioni.

A narrarci questa storia, che si dipana da Pietro a Papa Francesco, è Dino Baldi. Autore che avevamo già conosciuto in veste di filologo classico, sempre per la casa editrice Quodlibet. Suo è infatti il bellissimo volume Morti favolose degli antichi, nel quale il Baldi passava in rassegna i decessi di alcuni personaggi storici, avvenuti a volte sotto forma di celesti sparizioni o di suicidi controvoglia, di morti per mano dei parenti o più comuni decessi improvvisi, per cause più o meno naturali.

Il Baldi ci mette subito in guarda su cosa andremo ad affrontare inoltrandoci in questo volume. Chiarisce subito che non è un libro per gli amanti delle storie criminali del Cristianesimo, con le persecuzioni, le crociate, l’inquisizione, i roghi dei libri, la simonia, il nepotismo, gli abusi sessuali, l’inganno dei miracoli e delle reliquie, la censura, la vendita delle indulgenze, la misoginia, la pedofilia e altri vari intralci al progresso umano e civile.

È invece un libro che parte da un presupposto statistico. In principio infatti c’è il numero, e dal numero discende la serie. Da Pietro in poi si contano 266 papi (gli imperatori romani furono poco più di 80 in 500 anni), per cui non c’è paragone in quanto a varietà dei tipi umani (senza contare che il tipo italiano conta l’80% del totale). Quindi:

«Se è dunque impossibile trovare la parola che spieghi la meraviglia del papato, si potrà almeno dire questo: che al suo interno è contenuta la serie più lunga di sovrani che si sia mai vista nel mondo occidentale, e un’esposizione fra le più variate della condizione umana in un arco di tempo molto esteso. Tempora mutantur et pontifices in illis».

Insomma, ogni pontefice per la Chiesa è un trauma potenzialmente mortale, e ogni volta che cambia il carattere del papa, cambia anche il carattere di Dio. Lo vediamo anche ai giorni nostri. Siamo infatti passati dall’inadeguatezza di papa Ratzinger, che non ha sopportato il peso del mandato dandone le dimissioni, a @Pontifex_it, grazie al quale la parola di Dio passa anche attraverso Twitter, miracolo dei social network!

La cosa meravigliosa di questo compendio del Baldi è l’assoluta arrendevolezza alle fonti. Non discrimina infatti tra una fonte e l’altra, non gli importa cosa sia leggenda e cosa storia. Né cosa sia agiografia che rientra nel canone, che è altra cosa dai vangeli apocrifi e dalle fonti dubbie. Il Baldi riporta tutto ciò che è stato tramandato. Sta poi al lettore credere o meno in ciò che viene riportato senza filtri, senza che nulla venga edulcorato o taciuto.

Ad esempio per Pietro vengono citate le seguenti fonti: Vangelo di Matteo, Atti degli Apostoli e accanto a questi ufficiali gli Atti apocrifi di Pietro e il Vangelo apocrifo di Tommaso. E ancora il Flos sanctorum di Alonso de Villegas, nella traduzione di Timoteo da Bagno e i Dialoghi di Gregorio Magno. Il Chronicon pontificum et imperatorum di Martino Polono, la Leggenda aurea, il Weltbuch di Jans Enenkel e Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medio Evo di Arturo Graf.

Così, da questo incrocio e sovrapposizione di fonti, veniamo a scoprire che il buon Pietro non era lo stinco di santo che ci tramanda la chiesa. Che aveva anche lui i suoi scheletri nell’armadio, come tutti. E come lui tutti gli altri papi dopo di lui. Dalle vicende note, quali gli schiaffi ricevuti ad Anagni o le anguille del lago di Bolsena. Ad altre sciocchezzuole malandrine che la storia ha preferito sottacere e che grazie al Baldi tornano a galla.

La storia dei singoli papi è intervallata da alcuni piacevoli intermezzi leggendari. Ad esempio il Baldi ci racconta la storia di papa Ciriaco e delle undicimila vergini. La storia di Maometto papa. La Storia del regno del Prete Gianni o la leggenda aurea della Papessa Giovanna, dopo la quale fu introdotta la regola Princeps exigentia, per comprovare la presenza del requisito principe e evitare che una donna possa accedere al soglio pontificio:

«Fu sempre in quei tempi che nacque l’usanza di verificare il sesso del papa prima della consacrazione, per evitare ulteriori disgrazie: il candidato viene fatto sedere su una sedia di porfido rosso, detta pertugiata, che si trova ancora oggi nell’atrio del Laterano, quindi il diacono più giovane allunga la mano e tasta attraverso il buco per accertarsi che il papa sia maschio, perché testiculos qui non habet papa esse non potest».

Forse aveva allora ragione papa Callisto, uno dei più eretici. Uno di quelli che avendo avuto nella sua vita esperienza del peccato, era molto tollerante nei confronti di chi abbandonava la retta via e accoglieva nel seno della Chiesa chi era incline ai piaceri sensuali, gli adulteri e i fornicatori. Le sue convinzioni in fatto di religione erano semplici e molto lontane dalle sottili dispute teologiche e dottrinali del tempo.

Papa Callisto diceva ad esempio che nell’arca di Noè c’erano pecore, mucche, cani; ma anche lupi, corvi, serpenti e ogni genere di animale puro e impuro, diceva:

«La Chiesa allora deve essere proprio come l’arca di Noè, peccatrice e santa allo stesso tempo, con dentro il bene e il male come qualsiasi altra cosa umana».

E così sia, nei secoli dei secoli, amen.

Dino Baldi
Vite efferate di papi
Quodlibet
2015