L’ho conosciuto all’ultima edizione della Fiera delle Parole a Padova dove si è esibito in due occasioni in compagnia dell’armonica di Italo Colombo. La sua performance che ha unito poesia e musica (Cesare Pavese e chitarra) mi ha spinto a saperne di più.

Beppe, vorresti presentarti a chi ci legge?

Beppe Giampà nasce il 1976 ad Asti. Nel 1994 fonda i Passi Falsi, band Pop-Rock con i quali incide due album (“Red pop Delicious” e “Strade”). L’avventura con il gruppo ha fine dopo numerosi concerti nel 2005. Dopo due anni di pausa con la musica, nel 2007 inizio a dedicarmi a quella che sarà la mia attività solista incidendo due album pop (“Beppe Giampà” e “E il sentimento brucia”), ed infine la svolta letteraria con un album dedicato alla poesia di Cesare Pavese: “I mattini passano chiari”.

Leggo sul tuo sito web che “dal 2012 l’attività artistica diventa sempre più intensa e riflessiva, coniugando la composizione delle canzoni con la letteratura.” A cosa si deve questa tua inclinazione?

Sentivo l’esigenza di proporre la mia musica in modo differente, coniugandola a quella che è la mia seconda passione: la letteratura. Volevo mettermi in gioco scegliendo la strada più impegnativa ma al tempo stesso che fosse per me stimolante. Contaminare artisticamente la poesia con la musica. È un aspetto propositivo che mi affascina e mi coinvolge anche con altri progetti.

Hai omaggiato in musica John Fante. Perché? In effetti questo autore ha segnato la vita di molti lettori, compreso il sottoscritto…

Ho reso omaggio a Fante con un reading di “Chiedi alla polvere” coniugandolo con la musica blues. Per me le parole di Fante sono blues, perché ti coinvolgono, ti sanno prendere sia il cuore che lo stomaco. Questa è la sensazione che provo leggendo i suoi libri. Fante è uno di quei pochi autori nei quali mi riconosco come persona e storie.

Hai musicato alcune bellissime poesie di Cesare Pavese contenute nel libro “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. Ci parli del percorso che ti ha portato a realizzare questa intensa opera?

Tutto è nato casualmente. Ricordo che stavo leggendo “Terra rossa terra nera”, e quasi istintivamente ho preso in mano la chitarra e da li ho iniziato a cantarla e a suonarla facendomi trasportare dalle parole di Pavese. In parte sono stato influenzato dal territorio vivendo tra Langhe e Monferrato, in gran parte per la stima che provo nei confronti dello scrittore.

Alla luce di quanto scritto, qual è il tuo rapporto con la lettura e con la poesia?

Beppe GiampàAmo la lettura, cerco di leggere il più possibile, di conoscere autori e farmi trasportare dalle loro storie. Nel mio comodino c’è sempre uno o più libri. In questo momento sto leggendo “Vuoi star zitta per favore?” di Raymond Carver. Amo leggere su carta, sottolineare frasi, prendere appunti e trascrivere impressioni. Mi piace vivere la lettura in questo modo. Non amo particolarmente E-Reader, E-Book e altre diavolerie del genere. Penso che la poesia ha quella potenzialità artistica che ti dà l’opportunità di avere un rapporto intimistico con quello che stai leggendo. Mi viene in mente “A Zacinto” di Ugo Foscolo, una poesia con sentimenti forti espressi in poche righe, ma con un’intensità atta a creare un filo diretto con il lettore e a fargli conoscere in poche righe quello che l’autore ha provato in un determinato momento della sua vita. Ecco, è questo, quello che intendo quando parlo di potenzialità artistica ed intimistica della poesia.

Quali sono i libri che più hai amato? E quello che hai sul comodino?

Ci sono libri che ti cambiano davvero la vita e ti puntano il dito dicendoti chi sei. Per quel che mi riguarda “La confraternita dell’uva” e “Dago Red” di John Fante, “Factotum” di Bukowski, “On the road” di Kerouac, “La trilogia di New York” di Paul Auster giusto per citarne alcuni. Sul comodino oltre a Carver, in questo momento ho “Le rose di Atacama” di Sepulveda che più che leggerlo lo sto amando. A breve inizierò “Viaggio al termine della notte” di Céline (Me lo ha consigliato Bukowski nel suo libro “Donne”).

Se in treno ti appisoli e al risveglio ti ritrovi da solo con un libro, ben tenuto, dimenticato nel sedile di fianco, che fai? Lo lasci lì, lo sfogli per qualche minuto sai mai che ti piace… lo intaschi subito: a caval donato non si guarda in bocca.

Lo sfoglio, leggo qualcosa e scrivo sopra qualche riga dedicata a chi lo avrà tra le mani dopo di me. Poi se quello che ho letto del libro ha destato la mia curiosità ne compro un’altra copia.

Hai mai fatto una serenata per amore? Se sì, come è andata? Se ancora no, come la faresti?

No, questa mi manca. Dovesse capitarmi, la farei nel modo classico: sotto il balcone con un mazzo di rose, con me un contrabbassista e un pianista. Per l’occasione mi metterei anche la cravatta. Un intero concerto in acustico senza pagare la Siae perché l’amore non conosce limiti… e neanche tasse…

Supponiamo che sia una donna a volerti fare una serenata per conquistarti. Cosa dovrebbe cantarti? Ascoltando cosa Beppe Giampà si scioglie come gelato al sole?

Non c’è una canzone in particolare. La ragazza dovrebbe avere un timbro di voce tipo Alanis Morisette. In questo modo avrebbe buone possibilità di conquistarmi.

Grazie Beppe per la tua disponibilità. Dove è possibile seguirti online?

Grazie a voi di Piego di libri. Potete trovarmi sul mio sito internet oppure digitando il mio nome sui social (Facebook e Twitter). Un abbraccio e buona vita.

Cuore-di-Carta_bottomIntervista realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Cuore di Carta