Innanzitutto è doveroso precisare che il Gould in questione non è il Gould protagonista di una puntata precedente dei Libri Dispersi. Anche se probabilmente molti dei racconti di questo Gould, con protagonisti i mirabolanti libri della sua biblioteca, potrebbero essere annoverati nella Storia Orale del Nostro Tempo, che il professor Joe Gould immaginava, abbozzava, decantava, divulgava, senza averla mai veramente portata a termine.

Infatti i libri presenti nella biblioteca di questo Gould sono molto particolari e altrettanto volatili.

Nelle sue conferenze, sul tema La scrittura e l’oblio, Gould narra dello scrittore Robert Martelain che in seguito a un incidente automobilistico ha subito un danno irrimediabile alla memoria. Così Martelain dimentica ogni mattina quello che ha scritto il giorno precedente. In tal modo, non piacendogli quello che ha scritto il giorno prima, ricomincia sempre un libro diverso e di lui ci rimangono 350 incipit di romanzo, scritti nell’arco di un anno…

«Di tutte le sezioni della mia biblioteca è forse quella che mi diverte di più» dice Gould, parlando di questa magnifica raccolta che mostra solo a pochi eletti. «Il piacere che ne ricavo, del resto, è per certi versi paradossale: i libri che ho riunito qui sono i più noiosi del mondo»

In La letteratura e la noia Gould illustra questi libri che rappresentano l’ipostasi del tedio: c’è, ad esempio, Albert Mégamnaz che volle realizzare il folle sogno di Flaubert di scrivere un intero romanzo sul nulla. Così Mégamnaz scrisse L’uovo, un romanzo di milleduecento pagine, che non è altro che la serena e monotona contemplazione di un uovo di gallina adagiato in un portauovo sulla sua scrivania.

Ma Mégamnaz ha poi confessato che la cosa più difficile non è stato scrivere L’uovo, bensì rileggerlo: «Per covarlo – passatemi il gioco di parole – è bastato un anno, al ritmo di tre ore la giorno; per rileggerlo ce ne sono voluti dieci, tanto lo trovavo noioso…».

Il caso più estremo è però quello della poetessa svizzera Jeanne de la Tournerie, autrice di Argini di sabbia, una plaquette di trenta poesie, pubblicata nel 1976 a Losanna:

«Nessuna supera le due quartine – spiega Gould – ma sono tutte talmente noiose che il lettore non riesce a leggerne per intero neanche una perché, prima ancora di averla terminata, passa alla successiva»

Nella collezione di Gould si trova anche qualche libro deliberatamente noioso, scritto da autori che attribuivano alla noia un altissimo valore letterario.

Purtroppo però, grave dimenticanza, non compare La noia, di Alberto Moravia, in cui il protagonista, Dino, si annoia a morte per tutto il corso del romanzo e in cui compare anche una sorta di Progetto di storia universale secondo la noia in cui l’autore descrive la noia come causa scatenante di ogni atto umano:

«La storia universale secondo la noia era basata sopra un’idea molto semplice: non il progresso, né l’evoluzione biologica, né il fatto economico, né alcun altro dei motivi che di solito si adducono da parte degli storici delle varie scuole, era la molla della storia, bensì la noia. Assai infervorato per questa magnifica scoperta, presi le cose alla radice. In principio, dunque, era la noia, volgarmente chiamata caos. Iddio, annoiandosi della noia, creò la terra, il cielo, l’acqua, gli animali, le piante, Adamo ed Eva; i quali ultimi, annoiandosi a loro volta in paradiso, mangiarono il frutto proibito. Iddio si annoiò di loro e li cacciò dall’Eden; Caino, annoiato d’Abele, lo uccise; Noè, annoiandosi veramente un po’ troppo, inventò il vino; Iddio di nuovo annoiato degli uomini, distrusse il mondo con il diluvio; ma questo, a sua volta, l’annoiò a tal punto che Iddio fece tornare il bel tempo. E così via. I grandi imperi egiziani, babilonesi, persiani, greci e romani sorgevano dalla noia e crollavano nella noia; la noia del paganesimo suscitava il cristianesimo; la noia del cattolicesimo, il protestantesimo; la noia dell’Europa faceva scoprire l’America; la noia del feudalesimo provocava la rivoluzione francese; e quella del capitalismo, la rivoluzione russa. Tutte queste belle trovate furono annotate in una specie di specchietto; quindi con grande zelo, cominciai a scrivere la storia vera e propria. Non ricordo bene, ma non credo di aver mai oltrepassato la descrizione molto particolareggiata della noia atroce di cui soffrirono Adamo ed Eva nell’Eden, e come, a causa appunto di questa noia, commettessero il peccato mortale. Quindi, annoiato a mia volta del progetto, lo lasciai lì»

Ma lasciamo perdere queste noiosissime digressioni, che non portano da nessuna parte e torniamo al punto.

Gould è un personaggio alquanto eccentrico. Oltre ad essere un accanito bibliofilo è anche un mirabile inventore. Forse sulla scia del celebre apologo delle “scimmie dattilografe” di Borges (e Quiriny sa essere tanto velatamente, quanto ostentatamente borgesiano) secondo il quale un milione di scimmie che battessero a caso i tasti di un milione di macchine da scrivere entro un anno riscriverebbero tutte le opere di Shakespeare e altre opere immortali (fors’anche il Chisciotte di Pierre Menard).

Come sottolineato anche da questa striscia di Scott Adams del 15 maggio del 1989:

Scott Adams

Gould ha inventato una macchina da scrivere molto particolare. Battendo casualmente i tasti la macchina scrive un capolavoro letterario, a seconda dell’impostazione del programma. Si può allora assistere alla genesi di un Montherlant; di uno Chardonne; di un Bierce; di Cuore di tenebra di Conrad; della Recherche di Proust o di Jakob von Gunten, il capolavoro di Walser…

«Ho concepito questa macchina in modo che scriva sempre le parole di un capolavoro, quali che siano i tasti premuti. Così lei può sedersi alla scrivania e, senza nessuna fatica, partorire un capolavoro in un pomeriggio. E dentro non c’è solo Walser! Ho una ricca collezione di programmi!»

Avete mai pensato quanti altri libri sono compresi tra le pagine di un libro? Come se un libro non fosse altro che un immenso anagramma, permutando il quale si possa scrivere un altro libro, già compreso nel precedente. E così via. Sono i “libri matrioska”.

Il più mirabolante “libro matrioska” che si conosca è Fresche mattine di Ferdinand Hercule. Sotto questo romanzo si nascondono altri romanzi, racconti, saggi, preghiere, poesie, giochi di parole, trovate enigmistiche e una grande varietà di testi “invisibili”, chiamati “sottolibri”, di cui Hercule non ha fornito le chiavi e spetta quindi al lettore il compito di trovarli.

Ecco perché Gould legge e rilegge senza tregua Fresche mattine da quindici anni, scoprendo ogni volta nuovi segreti:
– dei sonetti, che si ottengono prendendo la prima e l’ultima parola di ogni pagina, e tenendo conto che la divisione in capitoli indica gli a capo;
– dei lipogrammi: per esempio, nel capitolo XI, che pure conta ventisei pagine, non c’è nemmeno una p;
– dei testi nascosti, che si scoprono leggendo solo una lettera su due o tre, a seconda delle pagine, o a volte all’interno di una stessa pagina, con risultati diversi a seconda che se ne legga una su due, una su tre o addirittura una su quattro (il massimo della raffinatezza si raggiunge a pagina 201: i quattro testi ottenuti raccontano la stessa storia da quattro punti di vista diversi);
– dei disegni erotici, che si ricompongono collegando con la matita tutte le q di una doppia pagina;
– e così via.

E se lo stesso Quiriny avesse nascosto altri “sottolibri” in questa fenomenale Biblioteca di Gould? Non ci rimane che leggerlo e rileggerlo, anche se l’incanto ipnotico della sua prosa ci distrarrà subito dalla ricerca per trasportarci nel suo mondo fantastico, dove ogni stranezza, non solo letteraria, è possibile.

p.s. Questo libro di Quiriny è molto più vasto di quanto possa sembrare e incorpora anche una vastissima geografia immaginaria (alla stregua delle Città invisibili di Calvino) descrivendo dieci città che sarebbe possibile trovare nell’Atlante dei luoghi fantastici, puntando il dito verso il magico Oriente che Marco Polo narrava a Kublai Khan.

 

Voluta_v1Acquista-Online_v1Bernard Quiriny
La Biblioteca di Gould
Une collection très particulière
Traduzione di Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco
L’Orma Editore, 2013